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Gli spazi “negativi” per un messaggio positivo molto “condivisibile”

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Spazi come negozi, allestimenti fieristici, installazioni pubbliche…che diventano scenografie e momenti da condividere.

Postato il 20/04/2017 da Luca Pianigiani

L’essere umano ha bisogno di spazi liberi, vuoti. Siamo bombardati da un eccesso di stimoli visivi, e il nostro cervello impone un blocco allo strumento di input, l’occhio, porta a staccarlo e a provare giovamento quando gli equilibri si ricostruiscono, regalando attenzione alle cose che davvero sono importanti.

Un designer famoso, Ken Hiebert, ci ricorda:

"Space is a human need"

(lo spazio è un’esigenza umana)

In giro, invece, spesso vediamo un eccesso di concentrazione di elementi che urlano e che vogliono catturarci, senza riuscirci: cartelloni, siti, ma anche negozi, supermercati. Quando ci troviamo in una piazza gremita di persone, non distinguiamo le facce, e questo ci crea ansia, mancanza di aria, addirittura nausea. Non è un caso, quindi, che i brand più attenti hanno capito che lo spazio è associato a dei valori in crescita, che sono:

Sofisticazione

Semplicità

Lusso

Rarità

I grandi brand stanno usando questa “arma": nella comunicazione, ma anche nello sviluppo di ambienti commerciali, un esempio che pubblichiamo è un negozio di Zara, leader innovativo nel mondo dell’abbigliamento, che dimostra quanto questo concetto di “spazio” sia stato adottato.

Ormai è chiaro che “tanto” non fa (più) rima con “attenzione”, e l’eccesso di contenuto visuale è da considerarsi un approccio che impoverisce e che allontana. Il designer  Greg Berryman segnala:

"Everyone ‘looks’ at things but very few people ‘see’ effectively"

(Tutti guardano le cose, ma solo poche le vedono effettivamente)

Lo spazio è un elemento che bisogna “poterci permettere”, ed è più facile farlo nella comunicazione che non negli spazi fisici (la stampa di un cartellone costa sostanzialmente lo stesso, se si inseriscono pochi o tanti elementi, i metri quadri invece sono beni che costano in virtù dell’area che occupano), quindi si può cominciare questo percorso di “pulizia” dagli elementi più abbordabili, che usare questa filosofia per operare in ambito grafico e di visual design. Ma poi bisogna allargarsi anche allo spazio fisico, e capire che spazio libero non significa necessariamente “grandi spazi”, ma bassa concentrazione degli elementi che inseriamo nel campo visivo. Dobbiamo ricordarci che ci possono essere macro spazi e micro spazi, basta che ci siano… In questo ci viene incontro la progettazione architettonica e di interior design per fare “spazio" - come nella grafica - agli spazi negativi, quelle aree di immagini che esistono per lasciare spazio al “respiro”, ma anche ad elementi complementari che però trovano aria sufficiente per non soffocare.

Se si creano queste zone/pareti vuote di prodotto e che spezzano il soffocamento, si può pensare di usare colori, design, pattern, immagine, prestando attenzione a non tornare a “riempire” con eccessivi messaggi e richiesta di attenzione, se no gli spazi vuoti di fatto di riempiono ancora, e allora non serve.

Pensare a degli spazi per liberare la mente che si trasformano in “scenografie” all’interno delle quali immergersi, condividendo con l’esterno questa esperienza. Ormai tutti sono diventati attori che amano recitare e hanno bisogno di “sfondi” che arricchiscono l’ultimo selfie o per una foto di gruppo, da postare sui social. Quelli che vi mostriamo sono esempi del come spazi, pareti, immagini diventano territorio di creatività ma anche di messaggi - l’area ideale di destinazione è Instagram - che si costruiscono con grande soddisfazione e che poi diventano virali.  I soggetti scelti (proprio da Instagram) che vi mostriamo sono dei “muri” esterni, graffiti nelle strade, ma lo stesso successo si otterrebbe anche in spazi come negozi, allestimenti fieristici, installazioni pubbliche… sfondi per inventare storie, dove le persone apprezzano la piacevolezza estetica e funzionale (messaggi rilassanti e pieni di “aria fresca” per gli occhi) e che al tempo stesso diventano spazio da vivere, apprezzandone l’immersione e l’effetto avvolgente, e che ripagano con una comunicazione che si propaga online.

 

 

Spazi “liberi”, e al tempo stesso scenari a forte impatto ispirazionale sono chiavi di successo che trovano ovviamente nelle tecnologie di stampa grande formato un’alleato superlativo, da sfruttare al massimo.


Luca Pianigiani

Print tips

stampa digitale, allestimento, fiera, grande formato


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