Nike, ovvero L’arte della vittoria di Phil Knight, letto per te da Paola Mortara

 Categoria: Business


Durante le vacanze ho letto L’arte della vittoria. Autobiografia del fondatore della Nike, di Phil Knight. L’ho letto con occhi e spirito da imprenditrice, e per questo è stato un libro illuminante per tanti motivi.

L'arte della vittoria di Phil Knight letto da Paola Mortara

Prima di leggere questo libro, ho sempre pensato alla Nike come a una multinazionale gigante senza un’anima e senza un volto. Penso che molti oltre a me pensino ad aziende gigantesche come se fossero nate già grandi. Le vediamo dominare il mercato, innovare continuamente, crescere sempre, sponsorizzare i più grandi campioni. È come se fossero sempre state lì, giganti lontani e inavvicinabili.

Invece L’arte della vittoria mi ha aperto gli occhi su una storia affascinante, dolorosa e combattuta. Già, la Nike non è sempre stata il colosso che conosciamo ora, leader indiscusso del mercato dell’abbigliamento e della calzatura sportiva. È stata una start up, come tutte le aziende. Ha avuto enormi problemi di sopravvivenza per circa 30 anni: 30, non 5 o 10. È stata un’azienda con grandi progetti ma cronicamente senza i soldi per gli stipendi e i fornitori, che cresceva a velocità supersonica ma non aveva la capacità produttiva ed economica di sostenere la crescita. È andata avanti per anni grazie alla fede e alla resilienza di un uomo e del suo team di buttface, come lo stesso Phil Knight definisce i suoi collaboratori nel libro (letteralmente “facce di culo”). Lui era convinto di avere una missione e per tutta la vita l’ha portata avanti con una tenacia incredibile, sacrificando tutto.

 

La storia di Phil Knight, il fondatore di Nike, è la storia di ogni imprenditore

Ma andiamo con ordine. La storia inizia nel 1964 grazie al sogno di un ragazzo, Phil Knight, il futuro Mr. Nike. Il libro racconta tutta la sua storia, anno per anno, dal primo contratto in Giappone per importare scarpe, senza avere ancora fondato l’azienda, fino al trionfo su Adidas e su tutti. Racconta anche la tanto temuta, e per questo ritardata, quotazione in borsa.

La narrazione principale però riguarda i problemi e gli stato d’animo di Phil, dal primo carico di scarpe ricevute dal Giappone e spacchettate in camera sua, al giorno in cui si è accorto di valere 10 miliardi di dollari dopo la sofferta quotazione in borsa.

Quello che mi ha lasciata senza parole dalla prima all’ultima pagina è lo stato d’animo in cui quest’uomo ha vissuto per 30 anni: andava a letto quasi ogni sera con l’ansia di non farcela. I problemi economici, di organizzazione, di team building, di strategia, la battaglia con le banche e il governo, il gioco a scacchi continuo con i fornitori, sono le stesse difficoltà che ogni imprenditore conosce bene e che ogni fase della crescita porta con sé.

 

Un libro per imprenditori e startupper in cerca della vittoria, ovvero del successo della propria azienda

Questo è un libro che ogni imprenditore e startupper dovrebbe leggere perché dentro c’è la storia di ognuno di noi. Ti fa capire che tutto quello che viviamo ogni giorno e ci sembra una persecuzione ad personam in realtà è la strada che dobbiamo percorrere tutti per arrivare a compiere la nostra missione. E più questa è grande, più saranno grandi i sacrifici e gli sforzi e la forza d’animo necessari per compierla. “Non ti fermare”, si diceva Phil quando non sapeva più dove sbattere la testa, sommerso di problemi e perennemente a corto di soldi, ma anche incapace di arrendersi all’idea di perdere il controllo della sua azienda e quotarsi in borsa. “Non ti fermare”, diceva ai suoi uomini, un’armata brancaleone di fedelissimi che lo ha supportato e seguito animata dalla sua stessa passione.

Nella storia di Phil Knight ci sono tutti gli elementi del viaggio dell’eroe, e forse anche per questo è così bella. Il padre che cerca di proteggerlo dal suo sogno ma poi lo aiuta. Il mentore nelle vesti dell’allenatore/socio/inventore più titolato d’America. Il nemico rappresentato di volta in volta dai fornitori, dalle banche, dal governo, dai competitor… e poi il santo graal, la quotazione, che salva tutti e rende milionarie le persone che gli avevano prestato dei soldi perché “non si può non avere fiducia nell’azienda in cui lavora tuo figlio…”.

E la quotazione? Certo, fantastica, così come il nuovo fantasmagorico headquarter a Beaverton, in Oregon, ma senza rinunciare all’anima della Nike, la dea greca della Vittoria, ribelle e indipendente, che è diventata il simbolo di questa azienda e che ha contribuito a farne la storia.

Gli headquarters di Nike a Beaverton, in Oregon.

Gli headquarters di Nike a Beaverton, in Oregon (Di Coolcaesar – Opera propria, CC BY-SA 4.0).

Che cosa ho imparato leggendo questo libro

Leggendo L’arte della vittoria ho imparato che:

  1. Quello che non ti ammazza ti fortifica: lo diceva anche mia nonna, ma in questo libro l’ho proprio percepito sulla pelle e nello stomaco.
  2. Veramente tutto è relativo: la fatica, le difficoltà, gli ostacoli, e non solo.
  3. Non si può cambiare il DNA di un’azienda se si crea un team forte e compatto.
  4. La resilienza è la vera arma segreta di cui ogni imprenditore non può fare a meno. Va coltivata, allenata, perseguita senza fermarsi. La qualità della tua vita dipende dalla quantità di incertezza che riesci a gestire.
  5. Una vita di vera soddisfazione non può prescindere da rapporti affettivi di grande valore. Puoi essere il più grande uomo di business del mondo, ma senza l’amore e il supporto della tua famiglia del tuo team e dei tuoi amici non sarai mai in pace con te stesso.
  6. Tutti i sogni possono avverarsi se abbiamo il coraggio di inseguirli.

Aspetto i tuoi commenti qui sotto, sull’articolo e sul libro, se lo hai letto.

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